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Schema Therapy

di Patrizia Baroncini L.D.

 

La scoperta che gli esseri umani sono portati a rivivere la sofferenza provata nell'infanzia è una delle intuizioni fondamentali della psicoanalisi. Freud l'ha definita coazione a ripetere.

Anche l'analisi transazionale fa riferimento alle esperienze dolorose dell'infanzia per la costruzione degli schemi che vengono riproposti nella vita attuale. Questi schemi sono alla base del Copione o programma di vita che si fonda su una decisione presa durante l'infanzia, rinforzata dai genitori e giustificata dagli avvenimenti successivi. 

 

Schema Therapy: una psicoterapia innovativa

La Schema Therapy è un nuovo sistema di psicoterapia che integra elementi della terapia cognitiva comportamentale, della gestalt, dell'analisi transazionale, della psicoanalisi, della teoria dell’attaccamento, della psicoterapia costruttivista e della psicoterapia focalizzata sulle emozioni, in un modello esplicativo chiaro ed esaustivo formulato all'inizio degli anni novanta da Jeffrey Young, psicoterapeuta newyorkese. Essa è efficace nel trattamento dei disturbi di personalità, dell'umore, alimentari e relazionali nonché per i traumi e gli abusi.

Questo nuovo approccio è centrato sull'individuazione e la modificazione degli schemi maladattivi precoci che si formano durante l'infanzia e/o in adolescenza e che si manifestano in età adulta con atteggiamenti, pensieri o emozioni disfunzionali alla situazione vissuta nel presente.

Lo schema maladattivo si forma dalla frustrazione di almeno un bisogno fondamentale

Il concetto principale della Schema Therapy è quello di schema maladattivo precocecostituito da ricordi, emozioni, cognizioni e sensazioni fisiche che originano durante l'infanzia e/o l'adolescenza e influiscono tutta la nostra vita. Il comportamento non fa parte dello schema, in quanto esprime la soluzione della persona alloschema maladattivo.

Lo schema ha inizio con qualcosa che ci viene detto o fatto dalla nostra famiglia o da persone a noi affettivamente vicine, qualcosa che ci priva di almeno uno di quelli che Young ha definito i cinque bisogni fondamentali dell'essere umano qui elencati:

 

  1. bisogno di avere legami stabili con gli altri che diano protezione (fisica, emotiva e psicologica), cura e accettazione

  2. bisogno di avere autonomia, senso di competenza e d'identità

  3. bisogno di sentirsi liberi di esprimere i bisogni e le emozioni fondamentali

  4. bisogno di potere essere spontanei e di giocare

  5. bisogno di avere dei limiti realistici e di sapersi autocontrollare

 

La persona è privata dei suoi bisogni fondamentali quando vive un abbandono o la morte di un genitore, ha delle critiche continue o subisce un abuso. Anche situazioni apparentemente positive come l'atteggiamento iperprotettivo dei genitori rischiano di privare la persona del bisogno fondamentale di autonomia, di competenza e d'identità.

La mancanza di amore, di cura, di attenzione, di ascolto e l'emarginazione sono tutti atteggiamenti che frustrano i nostri bisogni fondamentali e infine un comportamento che appare meno significativo, ma in realtà è alla base di due schemi maladattivi importanti (Pretese/Grandiosità e Autocontrollo insufficiente) è la mancanza di limiti e di regole da parte dei genitori verso il figlio. Regole che lo aiutano a crescere, che lo proteggono, che gli permettono di anticipare gli eventi, valutare e decidere in autonomia secondo codici riconosciuti dalla società in cui è inserito. Privare un figlio di questo bisogno non limitandolo, non mettendogli regole e lasciandolo totalmente libero vuol dire non favorire la sua autonomia.

Lo schema finisce per diventare parte di noi.

Molto tempo dopo che lasciamo la casa in cui siamo cresciuti, continuiamo a creare situazioni in cui veniamo trattati male, ignorati, mortificati o dominati dagli altri. Gli schemi favoriscono un'interpretazione di ciò che succede dentro e attorno a noi, permettendoci di costruire un sistema di significati con un senso di coerenza interiore, stabile e prevedibile. Determinano il nostro modo di pensare, di sentire e di agire quando entriamo in relazione con gli altri e hanno un'importanza fondamentale per il senso di sé. Smettere di credere in uno schema significherebbe abbandonare la sicurezza di sapere chi siamo e com'è il mondo; esso lo rende prevedibile e comprensibile, per questa ragione ci aggrappiamo ai nostri schemi anche quando ci fanno soffrire.

La frustrazione di tali bisogni emotivi fondamentali nel corso dello sviluppo (soprattutto nei primi anni di vita) ha un ruolo fondamentale nella costruzione di schemi maladattivi o disfunzionali.

 

Gli Schemi Maladattivi Precoci e i Domini

Jeffrey Young ha individuato 5 grandi aree che ha chiamato Domini, alle quali appartengono 18 specifici schemi maladattivi:

 

Area 1: Il dominio del distacco e del rifiuto in cui la persona pensa che i suoi bisogni fondamentali non saranno soddisfatti:

 

  1. Schema Abbandono/Instabilità: ci si aspetta instabilità, inaffidabilità o la perdita (abbandono o morte) di persone che sentiamo affettivamente vicine.

  2. Schema Sfiducia/Abuso:  pensiamo che gli altri ci faranno soffrire, ci sfrutteranno, ci umilieranno, ci tradiranno, ci mentiranno, ci manipoleranno o si approfitteranno di noi, fino anche all'abuso.

  3. Schema Deprivazione emotiva:  la persona crede che i suoi bisogni emotivi fondamentali di attenzione, cura, empatia (ascolto e comprensione), protezione e guida non verranno mai soddisfatti dagli altri.

  4. Schema Inadeguatezza/Vergogna: si sente inadeguato, imperfetto, sbagliato, non voluto, inferiore o inutile, convinto che le persone significative non lo amerebbero se si mostrasse per quello che è veramente.

  5. Schema Esclusione sociale/Alienazione: si sente escluso dal resto del mondo, diverso, non si sente parte di alcun gruppo o comunità.

 

Area 2: Il dominio della mancanza di autonomia e di abilità in cui la persona pensa di non farcela, senza l'aiuto degli altri, ad avere una vita indipendente:

 

  1. Schema Dipendenza/Incompetenza: si sente incapace di gestire le proprie responsabilità quotidiane senza un aiuto da parte degli altri.

  2. Schema Vulnerabilità al pericolo o alle malattie: si sente impaurito dalla possibilità che si verifichi una catastrofe da un momento o l'altro. Le catastrofi possono essere: una condizione medica (es: infarto) o emotiva (es: perdita di controllo) o fattori esterni (es: disastro aereo, terremoto).

  3. Schema Invischiamento/Sé poco sviluppato:  si sente eccessivamente coinvolto con un partner o con i genitori a scapito della sua individualità. Pensa di non poter vivere o essere felice senza il sostegno dell'altro.

  4. Schema Fallimento: si sente inadeguato rispetto agli altri o incapace di raggiungere i propri obiettivi, perché inetto o poco intelligente, poco dotato.

 

Area 3: Il dominio della mancanza di regole in cui la persona non ha sviluppato regole adeguate in ambito relazionale:

 

  1. Schema Pretese/Grandiosità: si sente superiore agli altri, dominante, impone il proprio punto di vista senza mostrare empatia nei confronti delle esigenze altrui.

  2. Schema Autocontrollo/Autodisciplina insufficienti: non esercita la capacità di autocontrollo (sulle proprie azioni ed emozioni) e di tolleranza alla frustrazione, necessarie per raggiungere i suoi obiettivi.

 

Area 4: Il dominio dell'eccessiva attenzione ai bisogni altrui in cui la persona trascura i propri bisogni fondamentali:

 

  1. Schema Sottomissione:lascia un'eccessiva capacità di controllo agli altri per evitare la rabbia o l'abbandono o le ritorsioni. Pur compiacendo sente rabbia che può manifestare attraverso sintomi psicosomatici o scatti d'ira o passività o con l'uso di sostanze stupefacenti.

  2. Schema Autosacrificio: rinuncia volontariamente ai propri bisogni per gli altri. Nel tempo può provare risentimento per il suo sacrificio se non viene riconosciuto.

  3. Schema Ricerca di approvazione/Ricerca di riconoscimento: ricerca approvazione, riconoscimento o attenzione da parte degli altri conformandosi ai canoni della società piuttosto che sviluppare un vero senso di sé nel rispetto dei propri bisogni.

 

Area 5: Il dominio dell'ipercontrollo e dell'inibizione in cui la persona reprime profondamente i propri bisogni e sentimenti per soddisfare gli standard elevati che ha interiorizzato:

 

  1. Schema Negatività/Pessimismo: mostra una costante attenzione agli aspetti negativi dell’esistenza (dolore, morte, perdita, delusione, ecc.) negando o svalutando gli aspetti positivi della propria vita. Tende a mostrare eccessiva preoccupazione e a lamentarsi senza prendere delle decisioni.

  2. Schema Inibizione emotiva: reprime la spontaneità in ciò che fa o sente per evitare di essere criticato o di provare vergogna o per paura di perdere il controllo sulle proprie emozioni.

  3. Schema Standard severi/Ipercriticismo: il soggetto sente di dover soddisfare standard severi di comportamento e di prestazione lavorative/scolastiche soprattutto per evitare di essere criticato.

  4. Schema Punizione: pensa che chi sbaglia debba essere severamente punito per gli errori commessi, (sia per i propri errori che per gli altri). Non si perdona e difficilmente perdona chi sbaglia.

 

Quando si forma lo schema maladattivo?

Gli schemi maladattivi precoci si attivano nel presente quando il soggetto si trova in situazioni che gli ricordano un evento traumatico vissuto generalmente durante l'infanzia, per lo più (non sempre) nella relazione con uno dei genitori. Altri fattori, quali le amicizie, l'ambiente scolastico, il gruppo dei pari e i condizionamenti sociali possono anch'essi essere responsabili dello sviluppo di alcuni schemi maladattivi, ma normalmente sono schemi meno persistenti e meno invalidanti di quelli sviluppati in famiglia. Per esempio lo schema Esclusione sociale tende a instaurarsi negli ultimi anni dell'infanzia o nell'adolescenza e non riflette necessariamente le esperienze familiari.

 Le principali esperienze infantili che favoriscono la formazione degli schemi maladattivi precoci sono:

  1. la frustrazione dei bisogni fondamentali

  2. un evento traumatico o esperienze di maltrattamento (psicologico, emotivo, fisico)

  3. eccessive attenzioni o manifestazioni di affetto che possono limitare lo sviluppo dell'autonomia e dei limiti

  4. l'identificazione con un genitore introiettando i suoi pensieri, emozioni e comportamenti, ma sviluppando propri schemi e relative modalità di risposta.

 

L'interazione tra il temperamento innato e l'ambiente familiare e sociale

Già da questo ultimo punto si capisce che ogni bambino è dotato di un suo temperamento innato, che esprime fin dalla nascita; infatti può essere più o meno nervoso, timido, aggressivo e così via. Esso condiziona il modo del bambino di rispondere agli schemi. L'interazione del temperamento con l'ambiente definisce lo schema maladattivo che manifesterà anche da adulto e la modalità di risposta emotiva, cognitiva e comportamentale.

Un ambiente domestico rassicurante e pieno d'affetto può rendere un bambino timido relativamente socievole al contrario un bambino socievole che viene continuamente rifiutato può a sua volta diventare riservato. Per gli stessi motivi, un bambino con un temperamento difficile può sviluppare una psicopatologia pur crescendo in un contesto familiare normale.

Scopo della Schema Therapy è di aiutare il paziente a divenire consapevole dei suoi schemi maladattivi e poterli sostituire con schemi funzionali e adattivi, trovando delle strategie per soddisfare quei bisogni fondamentali di cui è stato privato in passato.

 

Dagli schemi maladattivi alle risposte emotive, cognitive e comportamentali

Ogni persona risponde agli schemi maladattivi in modo diverso, perché il temperamento di ognuno di noi è diverso, fin dalla nascita. Nell'interazione col suo ambiente affettivo la persona dà risposte diverse da un'altra. Anche la scelta del genitore col quale identificarsi può influenzare queste risposte.

Il modo di manifestare le emozioni, i pensieri, i comportamenti e le strategie (coping) per far fronte alle situazioni difficili vissute durante l'infanzia, prende il nome, nel linguaggio della Schema Therapy, di Mode (cioè la modalità espressiva e organizzativa che l'individuo utilizza per rispondere allo schema che si è attivato). A seconda delle situazioni vissute da adulto, alcuni degli schemi maladattivi possono rimanere inattivi, mentre altri si attivano, assumendo in quel momento un ruolo predominante sull'umore e sul comportamento. Esempio se l'individuo vive una situazione in cui deve mostrare qualche aspetto di sé (un pensiero o un'azione specifica) potrebbe sentirsi poco adeguato o poco competente e attivare lo schema Inadeguatezza. Il Mode è l'insieme di reazioni cognitive, emotive e comportamentali che mette in atto quando pensa di essere inadeguato. Potrebbe mostrare chiusura sociale o un'apparente perfezione e critica verso gli altri o anche legarsi affettivamente a persone molto critiche che lo giudicano. Queste tre reazioni rappresentano dei Mode, ciò che mostra per gestire lo schema Inadeguatezza.

In terapia potrebbero non attivarsi tutti gli schemi maladattivi, il fatto che ci siano non implica che siano attivi in ogni momento della vita! Essi sono tratti caratteristici della persona, ma ciò che manifesta, che mostra, è il Mode (stati emotivi, cognitivi e comportamentali che attiva per rispondere allo schema).

Il paziente oscilla tra diversi stati emotivi, cognitivi e comportamentali, i Mode, che sono stati raggruppati da Young in quattro principali categorie e a loro volta suddivise in:

 

I Mode del Bambino:

  • Mode Bambino vulnerabile: rappresenta il bambino abbandonato, abusato, deprivato o rifiutato.

  • Mode Bambino arrabbiato: rappresenta il bambino che prova rabbia a causa dei bisogni fondamentali insoddisfatti.

  • Mode Bambino impulsivo/indisciplinato: rappresenta il bambino che agisce per soddisfare bisogni, desideri ed emozioni senza considerare le conseguenze per sé o per gli altri

  • Mode Bambino felice: è pienamente soddisfatto nei suoi principali bisogni fondamentali.

     

I Mode di Coping Disfunzionale:

  • Mode Arreso compiacente, è la resa: si sottomette agli schemi maladattivi tornando ad essere quel bambino che si arrende agli altri

  • Mode Protettore distaccato, è l'evitamento: fugge dal dolore psicologico ed emotivo mostrando distacco emotivooppure utilizzando sostanze stupefacenti o alcol, come anche la ricerca continua di stimoli emotivamente forti (sesso o sport estremi).

  • Mode Ipercompensatore, è l'ipercompensazione: cioè la persona assume atteggiamenti opposti allo schema che la portano a ledere le relazioni interpersonali lasciandola sola. Per esempio con lo schema Inadeguatezza il soggetto può reagire ipercompensando, tentando di convincere sé e gli altri che è il contrario, cioè che è speciale, superiore, perfetto col risultato che, se questo atteggiamento è portato all'estremo, gli si ritorce contro fino ad essere rifiutato dagli altri.

     

I Mode del Genitore Disfunzionale:

  • Mode Genitore punitivo/critico: si è critici e punitivi verso sé perché ci si sente cattivi o sbagliati.

  • Mode Genitore esigente: si richiede a se stessi di raggiungere standard elevati.

     

Il Mode dell'Adulto Funzionale: si occupa di proteggere e accudire il Bambino vulnerabile, ascoltare i bisogni del Bambino arrabbiato e porre dei limiti al Bambino indisciplinato. L'Adulto funzionale è quella parte che va rafforzata in terapia, aiutando la persona a moderare, guidare o modificare i Mode disfunzionali.

Mi spiego meglio con un esempio per capire come i Mode siano legati agli schemi. Nel Mode Bambino vulnerabile, le sensazioni del soggetto sono quelle di un bambino indifeso che si sente fragile, spaventato e triste e, quando il paziente è in questo Mode, è possibile che attivi contemporaneamente anche tre schemi come: Deprivazione emotiva, Abbandono e Vulnerabilità.

La terapia interviene direttamente sui Mode per indebolire gli schemi maladattivi e poterli sostituire con degli schemi adattivi in cui la persona si può attivare per riconoscere e far rispettare i propri bisogni fondamentali.

 

L'intervento della Schema Therapy (ST)

Il primo obiettivo della Schema Therapy è permettere al paziente di essere consapevole dei propri schemi e include l’esplorazione delle esperienze infantili e adolescenziali ritenute all’origine dei problemi psichici del paziente, con lo scopo di identificare i bisogni emotivi fondamentali che non sono stati soddisfatti dalle figure di riferimento.

Nel caso della presenza di schemi disfunzionali lo scopo del terapeuta consiste nell'identificare i processi di mantenimento, con l’intento di correggerli in modo da favorire risposte comportamentali più funzionali.

Lo scopo principale della Schema Therapy consiste nella modificazione degli schemi disfunzionali, agendo sui ricordi, sulle emozioni, sui pensieri e sulle sensazioni corporee che li caratterizzano, e, non da ultimo, sui comportamenti disfunzionali associati. Per fare ciò vengono utilizzate diverse tecniche: esperienziali (con l'utilizzo dei dialoghi immaginativi relativi ai ricordi del passato, il reparenting), cognitive (ristrutturazione cognitiva e valutazione delle alternative), emotive (sedia vuota per il dialogo fra il paziente e lo schema) e pratiche (i compiti a casa o specifiche schede), che permettono di associare emotivamente l'esperienza passata, quando i bisogni emotivi primari sono stati frustrati,con l'esperienza attuale in cui ripete lo schema, trovando alternative funzionali. Per fare ciò il terapeuta utilizza principalmente il confronto empatico e il limited reparenting durante tutto il percorso di terapia,per accogliere gli schemi del paziente e riparare i traumi e i bisogni mancati del passato rafforzando il mode dell’Adulto funzionale che lo aiuta a trovare nel presente nuove soluzioni e strategie adattive per soddisfare i propri bisogni più profondi.

Questi interventi consentono di ridurre la pervasività dei ricordiassociati agli schemi disfunzionali, diminuendo l'intensità delle emozioni e delle reazioni somatiche ad essi associati e riducendo così l’impatto dei pensieri disfunzionali ad essi connessi.

Come sostiene Jeffrey Young, con i metodi proposti dalla Schema Therapy “[...] si stimola il cambiamento, attraverso percorsi di ristrutturazione cognitiva, modificazione esperienziale e cambiamento comportamentale.” tramite la “[...] costruzione di schemi emotivi nuovi, sostituendo i propri stili di coping disadattivi con altri più funzionali che soddisfino i bisogni emotivi di base."

 

Studi sull'efficacia della Schema Therapy

Al 2013 la letteratura internazionale riporta più di 3100 articoli e libri relativi all'efficacia della Schema Therapy. Le maggiori aree di investigazione includono l’abuso di sostanze (Ball, 2004), i disordini alimentari (Walzer, Ohanian, Meyer, & Osman, 2000), i disturbi borderline di personalità e i disturbi antisociali di personalità (Lobbestael e al. 2005). Sono stati anche pubblicati i rapporti di casi focalizzati sull’impatto del modello della modalità di schema sui pazienti con disturbi gravi (Bamber, 2004; Nordahl & Nysaeter, 2005). I Disturbi di Personalità sono stati per molti anni considerati quasi intrattabili, in special modo il Disturbo Borderline, dove deboli aspettative di miglioramento si intravedevano solo con lunghi percorsi di terapia. Oggi invece diversi studi dimostrano l'efficacia della Schema Therapy con interventi di durata attorno ai due anni.

 

L'Autrice è psicologa e psicoterapeuta che lavora con un approccio integrato breve. Ha una formazione psico-analitica Junghiana e una specializzazione quadriennale in psicoterapia ad approccio umanistico che fa riferimento ai seguenti modelli: transazionale, gestaltico, cognitivo, comportamentale, interpersonale, psicodinamico.

Ha una lunga esperienza ospedaliera a fianco dei malati gravi oncologici, sia adulti che minori, che l'ha portata ad approfondire gli studi in ambito psicosomatico e a costruire un intervento gestaltico breve (sono sufficienti 5 sedute) per i disturbi psicosomatici.

Recentemente si è avvicinata alla Schema Therapy della scuola del dott. Alessandro Carmelita. Un sistema di psicoterapia innovativo già conosciuto in molti paesi che da qualche anno si sta sviluppando anche in Italia.

Vive a Verona e lavora a San Martino Buon Albergo (VR). 

Per approfondimenti: www.psicoverona.it.

 

Pubblicato 18.01.2015